Pochi turni o una partita? Alcune considerazioni sui giocatori

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E’ passata una settimana dalla fine dell’edizione 2017 di Modena Play il Festival del Gioco. Come tutte le grandi fiere, ormai Modena lo è a tutti gli effetti, ha lasciato dietro di sé discussioni più o meno interessanti. Solite storie e polemiche inutili sui prezzi dei giochi e sulla disponibilità degli stessi. Non trovo utile trattarle perché gli addetti ai lavori, intesi come editori, hanno più volte spiegato come funzionano le fiere e come si va a comporre il prezzo finale di un gioco da tavolo. Ho trovato, invece, interessante la discussione che si è sviluppata su un tema un po’ diverso dal solito: alle fiere è giusto giocare e/o far giocare solo qualche turno per far comprendere il gioco e poi lasciare spazio agli altri giocatori oppure è meglio giocare e/o far giocare una partita intera. La discussione si è sviluppata su un gruppo Facebook pubblico e potete andare a ripescarla facilmente. Alla stessa, oltre i partecipanti, hanno contribuito anche altri. Mi piace segnalarvi un post di Marco Valtriani che dal suo blog ha detto cose interessanti. Provo ad aggiungere il mio contributo alla discussione.

Identifichiamo innanzitutto gli attori della discussione: giocatori ed editori. Gli editori, almeno quelli che sono intervenuti nella discussione, hanno una posizione unitaria. Il gioco va giocato per tutta la sua lunghezza perché in termini di gradimento/vendita si ottengono risultati migliori facendo terminare la partita ai giocatori. La considerazione è fatta da gente che di mestiere vende giochi da tavolo e/o giochi di carte, e che fa decine di fiere, eventi, ogni anno e da diversi anni. Presumendo che non siano dei folli che sperperano il proprio denaro la prendo come una considerazione assolutamente credibile.

Mi metto nei loro panni. L’obiettivo dell’editore è far conoscere i giochi per ampliare il mercato e venderli per, banalmente, mettere il piatto a tavola per sé e per i propri dipendenti. Il primo obiettivo lo raggiungono tramite associazioni e giornalisti/blogger che divulgano e dimostrano i giochi. Il secondo obiettivo, evidentemente, lo raggiungono facendo terminare le partite.

La posizione degli editori è, dunque, piuttosto chiara. Passiamo ai giocatori. Io li dividerei in due fasce: quelli che vogliono provare più giochi possibili, preferibilmente le novità, e quelli che vanno alle fiere per giocare e divertirsi. Gli appartenenti alla prima categoria si possono profilare all’incirca così: giocatori di lungo corso, appassionati che seguono le news di settore, con una collezione in continuo crescendo e che può contare su 50 e più giochi. E’ presumibile che un giocatore che ha già giocato migliaia di partite e visto centinaia di giochi sia capace di comprendere dopo qualche turno se il gioco che sta giocando è divertente per sé e per il suo gruppo di gioco. In questa descrizione inserisco anche quelli che spesso si fermano ad osservare una partita anche solo per ascoltare le regole del gioco e che dal regolamento si fanno un’idea di massima per decidere se provare o meno il gioco.

Questa partita arriverà fino alla fine o faranno solo qualche turno?

Questa partita arriverà fino alla fine o faranno solo qualche turno?

La seconda tipologia di giocatori sono meno assidui dei primi, amano giocare ma hanno una frequenza di gioco minore, sono delle new entry o addirittura sono in fiera per curiosità. Tipicamente hanno una collezione con meno di 30 giochi, spesso 4-5, e per questo durante le fiere amano giocare e divertirsi esattamente come fanno a casa. Magari non fanno la fila per provare l’ultima novità del mercato ma semplicemente si siedono ad un tavolo libero per provare un gioco che gli sembra interessante e che non conoscono. E’ una tipologia di giocatore che vuole terminare la partita e che non ha grande interesse a provare 15 giochi in due giorni, ma preferisce fare quattro partite e forse comprare due giochi.

Chiaramente io, come giocatore, per età, numero di giochi e numero di partite alle spalle appartengono alla prima categoria. Vi voglio dare una brutta notizia, siamo in netta minoranza anche in una fiera specialistica come è Modena. Il grosso del mercato, che sicuramente si è ampliato rispetto a dieci anni fa, è composto da giocatori del secondo tipo se vogliamo chiamarli così. Quindi la posizione, voglio provare più giochi possibili e mi basta fare pochi turni, è minoritaria.

Chi si siede ad un tavolo per giocare ha il sacrosanto diritto di portare a termine la partita per questo quando sono in fiera, e mi siedo a giocare con persone che non conosco, specifico che preferirei giocare pochi turni. Se non sono d’accordo allora faccio tutta la partita. Mi sembra onesto così. Qual è la soluzione?

Ci sono due cose che si possono fare. Da un lato ci si può organizzare in piccole comitive di 3-4 giocatori, con i social si può fare tranquillamente anche vivendo a grandi distanze, e provare i giochi con i propri ritmi. Oppure si può approfittare dei tavoli messi a disposizione da associazioni come La Tana dei Goblin, Tre Emme o simili. In queste situazioni è più semplice trovare giocatori del primo tipo e quindi propensi a fare solo qualche turno per vedere il gioco come va. Trovo irrealistico, e anti economico, ipotizzare che gli editori possano dividere i tavoli per soddisfare queste esigenze differenti.

Non vedo altre soluzioni al momento. Diverso è la questione che riguarda i blogger/giornalisti ma di questo ho parlato già nel report da Modena lodando l’iniziativa di Pendragon.

Se siete arrivati fin qui magari avete pure voglia di leggere la recensione di La Festa di Odino oppure di The Others. Buona Lettura e Buon Gioco.

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